La nota politica

 
 
 

 

 

Fine del berlusconismo?

Dubbi e incertezze che pesano sul quadro politico

Giuliano Ferrara è molto ottimista quando si dice convinto - su il "Foglio" di lunedì scorso - di un effetto boomerang sulla presentazione delle liste del Pdl, per cui alla fine della fiera la maggioranza uscirà dalle regionali vincente. Può darsi che Ferrara veda bene.

Però, quali che siano gli errori commessi dall’opposizione, quelli commessi dal Pdl sono eclatanti, inclusa la polemica fra democrazia formale e democrazia sostanziale. Una volta riammessa la lista di Formigoni in Lombardia e il listino della Polverini nel Lazio, si poteva rinunciare alla lista del Pdl nella provincia di Roma ed evitare tante polemiche.

Anche perché il quadro generale dell’Italia non è eccellente. Lo scandalo che investe la protezione civile è ancora tutto da valutare sul piano elettorale. I sondaggi che danno la maggioranza di governo in calo sono preoccupanti. Con la situazione politica, anche la situazione economica è controversa. Ammesso che il ministro Tremonti abbia saputo fronteggiare bene la crisi (non corriamo i rischi di Grecia e di Spagna), vorremmo capire come la si mette con la necessità di una riforma della previdenza, richiesta da Berlusconi dopo il vertice di Bruxelles sulla Grecia e negata dallo stesso Tremonti la settimana seguente.

C’è qualche dubbio sulla tenuta dei nostri conti pubblici? C’è un problema occupazionale e di prodotto interno lordo di una qualche entità? Ci sono promesse del governo mancate, come la riduzione delle tasse?

Una crisi economica latente e non risolta può causare un crollo degli attuali equilibri, tanto che da mesi si parla di prossima fine dal "berlusconismo". Una forza politica previdente deve valutare allora quale scenario si apra nella vita del paese e quale incoraggiare per svolgere un ruolo positivo domani. Il Partito repubblicano contrae alleanze di legislatura ed è incline a rispettarle. La prossima catastrofe prevista potrebbe indurlo ad una svolta prematura; allora bisogna capire quali sono gli interlocutori del futuro.

Può essere Casini, che è stato parte del successo "berlusconiano" dal ‘94 al 2005 e che oggi consente al Pdl di vincere le elezioni regionali, uno di questi? O forse che anche Casini verrebbe travolto nel crollo del "berlusconismo"? Bersani sembra interlocutore migliore, ma lo è in quanto stretto alleato del più fiero avversario del "berlusconismo" quale Di Pietro. Potrebbe il Pri prendere contatti con chi minaccia di impeachment il Capo dello Stato? E Di Pietro vorrebbe contatti con noi?

Tutto si può tentare, certo, però un’intesa che comprenda Casini e Bersani - alleato con Di Pietro - è già fallita in queste regionali. Casini preferisce Berlusconi. Di Rutelli non parliamo perché, se c’è un problema della protezione civile, questo ci sembra riguardi Rutelli prima ancora che Berlusconi, visto i lontani ma solidi rapporti con Balducci dai tempi del Giubileo. Ammesso poi che si crei davvero un centro virtuoso che vada da Casini a Bersani e magari Fini (escludendo di Pietro e sempre che Casini, Bersani e Fini abbiano ricette economiche valide e non quelle di Epifani), restano perlomeno due incognite. Cosa ne sarebbe della Lega, che al momento rappresenta la maggioranza del nord del Paese? E cosa farebbe la magistratura, oramai specializzata nell’opera di far cadere i legittimi governi, quali che siano?

Roma, 9 marzo 2010