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Nucara: la malasanità da combattere Intervista a Francesco Nucara pubblicata sul "Quotidiano della Calabria" del 23 settembre Onorevole Nucara, lei arriva nel reggino all’indomani di un ennesimo caso di malasanità: la morte di un neonato. Avevate già programmato la visita della commissione sanitaria d’inchiesta oppure arrivate per questo motivo? La ringrazio per la domanda che mi consente di esplicitare il mio pensiero in maniera compiuta. Ho più volte detto che ormai in Calabria si muore più per malasanità che per criminalità e, per questo motivo, dopo aver ascoltato il presidente Scopelliti in Commissione, avevo avanzato richiesta per una visita-controllo della Commissione sugli errori sanitari in Calabria iniziando della ASP di Reggio Calabria, ma sapendo benissimo che la cosa non si poteva e non si doveva esaurire a Reggio Calabria. A mio avviso, in provincia di Cosenza ci sono casi e problemi ben più acuti e che meritano approfondimenti reali più che cartacei. Parliamo di piano di rientro: sono 538 i posti letto da riconvertire in Case della Salute e 726 in lungodegenza. Lei che cosa pensa dei tagli? Sono necessari? E del piano di rientro di Scopelliti? Non conosco il Piano Sanitario predisposto dal Presidente-Commissario della Sanità per la Calabria. Tuttavia reputo errato fare anticipazioni che potrebbero rivelarsi sbagliate prima di un Piano conseguente ad una diversa organizzazione della sanità rispetto al passato. In Calabria ci sono centri di eccellenza: a Reggio Calabria, Nefrologia ed Ematologia; come a Catanzaro, Cardiochirurgia. Fare di tutta l’erba un fascio sarebbe politicamente disdicevole ma in più anche deleterio. Bisogna tagliare i rami secchi, non tagliare comunque e a prescindere. E per farlo bisogna conoscere. Un esempio per tutti: fino a qualche giorno fa pensavo all’improduttività dell’ospedale di Scilla. Dopo la visita e l’apprezzamento dei vicecommissari alla sanità calabrese dobbiamo ricrederci, e con noi probabilmente anche il presidente Scopelliti dovrà adeguarsi. In Calabria si registra un alto indice di pazienti in fuga verso altre regioni. In Calabria abbiamo un indice del 14,88, mentre in Lombardia è solo del 5,8; mentre di converso l’indice di attrazione da altre regioni verso la Calabria è del 2,92%, mentre per la Lombardia è del 9,4%. Ci sono tensioni a Trebisacce, a Cariati: per Scopelliti però si va avanti comunque, anche perché afferma in questi giorni che è stato il Ministero della Salute lo scorso dicembre, quando governava il centrosinistra alla Regione, a dare l’ok al piano di rientro. Non ci sono più confronti, secondo il governatore. Il presidente Scopelliti è l’attuale presidente della Regione, il presidente Loiero è stato sconfitto, probabilmente anche per questo. Al nuovo presidente, per quello che serve, forse poco o niente, consiglierei cautela. Non si può dire: chiudo questo o quell’altro ospedale, sulla base di sensazioni, quand’anche fossero giuste o legittime. Ci vuole un piano sanitario regionale da discutere con tutte le forze politiche - maggioranza e opposizione – che devono prendere coscienza della gravità del problema ed assumersi pubblicamente, ognuno per la propria parte politica, le relative responsabilità. Tutti questi ospedali in Calabria, alcuni piccolissimi, non hanno evitato casi di malasanità e neanche l’emigrazione: si va altrove per curarsi. Qual è la ricetta? E il ruolo della Commissione di cui lei fa parte? La Commissione non ha il compito di redigere il Piano sanitario regionale. La Commissione ha già evidenziato le gravi storture finanziarie rilevate dalla Corte dei Conti. Il dato fornito sulla quantità del debito sanitario non teneva conto delle province di Cosenza e di Reggio Calabria che, da sole, hanno in carico circa il 70% della popolazione calabrese. Per quanto attiene alla qualità della sanità, bisogna smetterla di politicizzare le strutture sanitarie fino ad arrivare al punto che, se il sottoscritto entra in una sala operatoria, si ritrova con un "ferrista" del Pri, un chirurgo del Pdl, un anestesista dell’Udc e via discorrendo. La medicina non è comparabile e tanto meno compatibile con altre scienze. Faccio un esempio: se un agronomo sbaglia i concimi, muore una pianta; se sbaglia un chirurgo, muore una persona e i danni sono irreparabili per chi muore e per le famiglie. Basta con la lottizzazione ospedaliera! La sanità privata in questi giorni si ribella, i tagli pesano. Non crede sia troppo prolifica la nascita di cliniche private in Calabria? E che si fa ora che il budget è ridotto? Occorre rivedere e ricalibrare le convenzioni con le case di cura private che trattano le acuzie, offrendo ad esse un ruolo importante (e altamente redditizio) anche sostitutivo del pubblico, per tutte l’enorme casistica legata alla crescita della popolazione anziana e al prolungamento medio della vita. In altre parole la spedalità privata, non più necessariamente con funzioni di ricovero, dovrebbe intervenire in quella grande e sempre più estesa area dell’intervento socio-sanitario-assistenziale in progetti d’intervento concordati con la comunità locale; rinegoziare, quindi, con l’Associazione Regionale delle Case di Cura Private le convenzioni per i posti letto per acuti (il cui trattamento deve essere assicurato dalla spedalità pubblica) per una riconversione di tali strutture in Centri finalizzati soprattutto alla riabilitazione e al reinserimento sociale nonché all’assistenza delle patologie a carattere degenerativo degli anziani e post-ospedaliere. La contropartita sarebbe una esclusività per il privato nel settore socio-sanitario-assistenziale. Occorre rivendicare un corretto finanziamento al consolidamento e allo sviluppo della sanità calabrese e bisogna ragionevolmente affrontare la questione delle risorse necessarie per una sanità di qualità, in modo anche da limitare i danni che verranno alla sanità calabrese dal processo di federalizzazione dello Stato. Già oggi la sanità calabrese, no-nostante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) debbano garantire l’uguaglianza tra tutti i cittadini italiani, riceve meno risorse di quelle che ad essa spettano, in quanto i correttivi introdotti la penalizzano e, stante l’attuale situazione di "migrazione" di un numero consistente di cittadini malati dalla Calabria alle regioni del Nord, le entrate si riducono ulteriormente, in quanto trattenute alla fonte dei trasferimenti per pagare le prestazioni effettuate in altre regioni. Questo è un nodo politico che va trattato a livello centrale e vanno costantemente sottolineate le conseguenze per la sanità calabrese della federalizzazione dello Stato. In ogni caso è necessaria una negoziazione con il governo per la correzione dell’importo trasferito alla Regione Calabria del Fondo Sanitario per poter disporre di maggiori risorse da destinare esclusivamente ai programmi di medicina preventiva. Per il ruolo che ha avuto in queste settimane con Berlusconi, c’è chi è pronto a giurare che lei si presenterà a sindaco di Reggio. Quanto di vero c’è in questa indiscrezione? Di vero non c’è assolutamente niente. Il rapporto con Berlusconi è amichevole e leale, malgrado io rimproveri al governo una scarsa attenzione per il Mezzogiorno. Come ho ripetutamente detto, è il partito di maggioranza relativa che deve dare indicazioni sulla candidatura a sindaco. Ai partiti alleati il compito di condividere o meno la candidatura. Nessuno, ma proprio nessuno, si illuda di utilizzare il sottoscritto o i repubblicani. Questi ultimi hanno dei crediti abbondanti e nessun debito con chicchessia. L’onore serve nella vita ma anche in politica, che non è mai disgiunta dai comportamenti personali. Mi fa senso sentir dire che in politica la riconoscenza non esiste. Esiste, eccome! Esiste nello stesso modo in cui esiste la lealtà. Nessuno di questi sentimenti è rateizzabile. |