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La relazione del segretario Francesco Nucara al Consiglio Nazionale di sabato 5 luglio Rafforzare l’impegno dei repubblicani per le prossime elezioni europee Dopo la guerra in IRAK vinta soprattutto dalle forze anglo-americane e con un supporto più politico che militare di alcune nazioni già inserite o che si vogliono inserire nel mondo occidentale, dopo i disastri dell’esperienza comunista alcune cose sono cambiate. Il ruolo che ha avuto l’Italia è stato apprezzato dal PRI anche se avremmo voluto più coraggio da parte del nostro governo. Tuttavia comprendiamo bene i condizionamenti esogeni e endogeni alla maggioranza di governo. L’ultimo Consiglio Nazionale peraltro ha determinato, sul problema, una significativa convergenza di parte della minoranza. Avevamo sperato, allora, che sulla collocazione occidentale del nostro Paese non ci dovessero essere dubbi. Così non è stato. I dubbi si sono manifestati e ne abbiamo preso malvolentieri atto: peraltro il dubbio è laico. I paesi che avevano contestato duramente la posizione degli Stati Uniti d’America in particolare la Germania, Francia e Russia si sono dovuti rapidamente ricredere e non solo come dice Gianni Riotta per "il vino bordeaux versato nei tombini" ma perché anche se in ritardo hanno capito che quella guerra era sacrosanta. Noi non pensiamo affatto che questi Paesi avevano, come da più parti è stato scritto, scheletri nell’armadio identificabili in affari con SADDAM HUSSEIN. Pensiamo invece alla ragione dei fatti per come sono avvenuti e non per come erano stati pensati o desiderati anche da certa sinistra italiana. La liberazione dell’IRAK dalla dittatura saddamita è stata il preludio al processo di pacificazione in medio-oriente. Anche gli studenti iraniani e non solo loro si ribellano alla dittatura religiosa che permea quel Paese. Un plauso ai giovani repubblicani che con un loro documento apparso sulla "Voce" solidarizzano con gli studenti iraniani che reclamano non "più libertà" ma "un pò di libertà". Su questa linea la "Voce" aderisce alla iniziativa del "IL RIFORMISTA" del 9 luglio per la democrazia in IRAN. E anche in questa occasione il Presidente del Consiglio ha svolto un ruolo importante su preciso mandato. Peraltro non va sottovalutata nemmeno la ripresa delle relazioni con la Libia che ha portato effetti concreti per il fermo dell’immigrazione clandestina e che potrebbe aprire scenari nuovi se il governo italiano riuscisse a convincere gli alleati che è giunta l’ora di porre fine all’embargo nei confronti della Libia. I successi del governo italiano in politica estera sono innegabili e sono sotto gli occhi di tutti tranne che per la sinistra italiana massimalista e cattolica. La Presidenza italiana in Europa nel semestre iniziato il 1° luglio, dovrebbe convincere gli italiani che se uniti, come peraltro auspica il Presidente della Repubblica, potrebbe portare benefici effetti. Non parliamo soltanto di benefici effetti immediati e concreti che pur ci saranno; parliamo invece degli effetti positivi di cui l’Italia potrebbe godere per un rilancio alla sua immagine sul piano internazionale. Questi ultimi sarebbero ben più importanti. Devo però osservare che avendo ascoltato l’intervento del senatore BORDON al Senato l’auspicio del Presidente Ciampi rimarrà solo un auspicio. E l’attacco coordinato e teleguidato della sinistra europea ne è la prova evidente. Ora si può anche dire e noi condividiamo che la reazione di Berlusconi è stata scomposta. Ma quando lo stesso SCHULZ ammette che il suo è stato un intervento intenzionalmente provocatorio mi pare che non ci sia molto da aggiungere su una strategia che da ipotetica diventa sempre più fattuale. E’ sufficiente ascoltare le dichiarazioni di Rutelli, Fassino, Violante ecc. per apprendere che nessuno dico nessuno di loro fa cenno all’indegna provocazione di SCHULZ che invece di intervenire sul discorso di insediamento criticandolo anche aspramente, ove lo ritenesse, parla dei problemi giudiziari del Presidente del Consiglio del nostro Paese che è stato scelto liberamente dagli elettori italiani. A me pare non ci sia differenza alcuna con la cosiddetta sinistra italiana. E’ probabile invece che il governo segni il passo nell’attuazione del programma. Anche qui però ci sono cause esterne dovute ad una congiuntura internazionale sfavorevole. Infatti la stagnazione non riguarda soltanto l’Italia che peraltro sul fronte della occupazione ha qualche segnale di ripresa. La stagnazione riguarda tutto il mondo occidentale che paga ancora gli effetti devastanti di quel maledetto 11 settembre. Basterebbe vedere l’andamento delle borse di tutto il mondo per capire come gli investimenti che prima dell’11 settembre registravano un portafoglio pari a 100 oggi se lo vedono valutato meno di 50. Tutto ciò porta preoccupazione, disagio psicologico, contrazione dei consumi e conseguentemente rallentamento della produzione. Peraltro, come è stato scritto sulla "Voce" dall’amico Giacalone vorremmo lo sviluppo senza energie e siccome siamo un paese di ambientalisti ad oltranza non vogliamo costruire nuove centrali preferendo comprare l’energia ad alti costi dai paesi confinanti gravando tutto ciò sui costi di produzione e quindi sui pezzi al consumo. Ricordiamo a tutti la nostra battaglia sull’energia nucleare. Su questo tema ci dovremo ritornare e probabilmente iniziare un percorso che mette in discussione non il risultato del referendum ma i suoi effetti devastanti sul sistema energetico italiano. Procederemo con prudenza seguendo con attenzione il percorso di energie alternative come l’idrogeno. Il nostro Paese deve attenuare fino ad eliminare del tutto la dipendenza da energia da Paesi terzi. Fatto questo piccolo ma significativo inciso cerchiamo di capire come il nostro Paese può pensare alla ripresa degli investimenti. Non c’è nulla da inventare basta ricorrere a canoni classici dell’economia politica: la realizzazione di opere pubbliche. E qui nasce il problema. Il bilancio dello Stato stretto com’è nell’osservare i parametri di Maastricht non ha risorse sufficienti. Per ovviare a questo inconveniente, non di poco conto, abbiamo due vie: 1) Sforare i parametri di Maastricht quando si tratta di indebitarsi per investimenti; 2) Avviare seriamente e programmaticamente la finanza di progetto che non può essere come lo è stato fino ad oggi un fatto episodico. Il ponte sullo Stretto di Messina su cui abbiamo una posizione non "appiattita" sul progetto di governo ma critica per come la esprimiamo in convegni, dibattiti e sulla "Voce". A nostro avviso il Ponte ha un senso se diventa il centro motore di un processo di infrastrutture che riguarda l’intero Mezzogiorno e in particolare Calabria e Sicilia ma anche Campania e Puglia. In proposito, il Ministero dell’Economia dovrebbe rendere funzionali le società Patrimonio S.p.a. e Infrastrutture S.p.a. E' in corso in questi giorni quella che è stata definita, più o meno impropriamente, "verifica di governo". Quest'appuntamento è stato preparato con un'agenda di argomenti su cui siamo chiamati ad esprimere il nostro parere ed a formulare proposte. E' quanto faremo appunto nei prossimi giorni. Per ora mi preme sottolineare che lo schema di lavoro individuato dal Presidente del Consiglio vede il PRI pienamente partecipe nella fase di elaborazione programmatica tra i partiti dell'alleanza di centrodestra. E' un importante passo in avanti e non mancheremo di valorizzare - pur nella consapevolezza dei rapporti di forza all'interno dello schieramento di maggioranza - quei contenuti che derivano dalla nostra storia e dalla nostra peculiarità. Al Congresso di Fiuggi avevo dedicato un paragrafo della mia relazione al modo laico di affrontare i problemi dello sviluppo nella speranza che gli amici non solo mi sentano ma mi ascoltino. Il particolare dicevo: "Per alimentarsi e sostenersi la lealtà politica ha bisogno di una partecipazione attiva, sia pure solo ideologicamente e non "fattivamente", agli ideali e alle scelte del proprio partito. E’ opportuno tenere sempre a mente, nell’atteggiamento verso il proprio partito, che gli ideali politici non sono dogmi, e la politica non è religione. Il valore laico per eccellenza, implica non solo l’affermazione di un diritto, quello della assoluta libertà di coscienza, ma soprattutto l’affermazione di un dovere: quello di non riconoscere nessun dogma e di procedere con spirito critico alla discussione delle idee, tutte le idee. La tolleranza è il rispetto delle persone in quanto individui portatori di idee e di convinzioni". La mia ambizione è quella di portare il Partito, tutto il Partito a raggiungere in questi termini senza settarismi da nessuna parte. E’ un compito difficile, un processo lento ma ci provo e spero di riuscirci. L’ultima parte di questa mia breve relazione la dedico all’esame dei risultati elettorali svolgendo un’analisi proiettata alle europee del 2004. In proposito anticipo al Consiglio Nazionale che a Settembre terremo un Consiglio Nazionale dedicato esclusivamente all’impostazione della campagna elettorale per le europee. Come ho già ripetuto alla Direzione Nazionale allargata ai segretari provinciali delle province in cui erano state presentate le liste Edera su 12 province interessate dal turno elettorale eravamo presenti in 8, eleggendo 4 consiglieri provinciali ad Agrigento, Palermo, Messina e Trapani. E qui mi sia consentito un plauso agli amici siciliani. Sono gli stessi che furono aggrediti al Congresso di Bari per le sezioni "spuntate come funghi". C’era un retroterra dietro quelle sezioni che si è esplicato in successi elettorali in tutte le tornate comunali, regionali e provinciali. Grazie ancora, grazie a tutti, anche a coloro che malgrado il loro generoso impegno non sono riusciti a conquistare una presenza in Consiglio. E grazie anche all’amico Raffi. Insieme abbiamo fatto il possibile e forse qualcosa in più per tenere il partito unito su un obiettivo: rimanere in consiglio provinciale. Non ci siamo riusciti perché qualche pseudo-repubblicano si è candidato in liste concorrenti con il PRI e il consigliere provinciale uscente si è candidato con i DS. Vatti a fidare degli alleati ! Tuttavia al Comune di Massa abbiamo mantenuto seggi e voti. Grazie Giorgio per quanto hai fatto soprattutto evitando di creare problemi alla Segreteria Nazionale. Diversa è l’analisi sulle provinciali a Roma. Il risultato va disaggregato. Infatti mentre in provincia il PRI raggiunge 1,8%, nella città di Roma, che ha una popolazione elettorale percentualmente maggiore della Provincia, il risultato è uno striminzito 0,25%. Naturalmente un dubbio sorge quando un partito molto simile al nostro per simbologia ma con una lista decisamente meno forte (non può essere forte una lista che ha gli stessi candidati in tre collegi) prende più voti del PRI. L’amico Mariano Leli, che ringrazio per l’impegno profuso sia nella ricerca dei candidati che nello svolgimento della campagna elettorale, ha fatto un’analisi approfondita che sarà ancora più affinata quando avremo i dati per ogni sezione elettorale. E’ un problema che ci poniamo e ci auguriamo venga fugata ogni malevola interpretazione. Abbiamo avuto risultati significativi nelle consultazioni comunali arrivando a prendere l’8,2% a Palmi in Calabria che non è esattamente un paesino da mille anime e che dal punto di vista sociale, culturale e dei servizi è il più grosso centro della Piana di Gioia Tauro. Questo potrebbe sembrare anche un fatto occasionale, ma abbiamo preso l’8,2% a Capaci vicino Palermo e poi il 4,8 a Massa; il 3,4 a Tivoli; il 4,4 a Nettuno; il 4,1 a Noci di Bari; il 4,3 a Rosarno; il 2,8 a Trani e così via. Un successo indiscusso e indiscutibile che va a tutto merito delle segreterie provinciali e comunali. Passando alle prospettive europee il PRI nelle province dove si è presentato con proprie liste ha ottenuto 47.598 voti. Nelle stesse province alle europee del 1999 il Partito aveva ottenuto 29.278 voti con un incremento del 60% circa. L’elemento più significativo lo abbiamo ottenuto nelle province siciliane dove siamo passati da 13.019 voti delle europee del 1999 a 36.486 del 2003 mentre siamo calati di 3.700 voti a Roma e di circa 350 voti a Massa Carrara. Mi rendo conto che le europee sono cosa diversa dalle provinciali ma bisogna tener conto che nel 1999 tranne che per Massa Carrara eravamo assenti in tutte le rappresentanze istituzionali. Nei comuni dove siamo stati presenti con liste Edera siamo passati dai 6.226 ottenuti alle europee del 1999 ai 14.977 voti ottenuti nella recente tornata elettorale. Il tutte queste analisi positive c’è un buco nero. Nel settentrione non presentiamo più liste specie nelle grandi aree urbane ma non solo. Quando non si riesce a presentare una lista in aree dove forte è stata la tradizione del PRI ci troviamo di fronte a sintomi preoccupanti per il futuro del nostro partito. La cosa è ancora più grave quando personalità del mondo imprenditoriale, delle professioni, della cultura volendo aderire al PRI si rivolgono direttamente alla Segreteria Nazionale. Ciò significa, a mio avviso, che le segreteria regionali e provinciali delle regioni e delle province del Nord non svolgono quel lavoro politico necessario a produrre adesioni e consensi. E’ un problema, un grave problema che dobbiamo affrontare e risolvere per come possiamo. Non ci sono più posizioni di rendita ma ci avviamo verso ruoli e funzioni frutto solamente del lavoro che sapremo svolgere. Come vedete amici il lavoro premia. Siamo solo agli inizi. Abbiamo un anno di tempo. Rimbocchiamoci le maniche. Non ci faremo fermare da nessuno né all’esterno né all’interno e se vinceremo questa difficile battaglia avremo superato il momento critico. Cari amici mi avvio alla conclusione. Ho deciso di parlare de "La Voce Repubblicana" solo alla fine non perché la Voce abbia un’importanza marginale anzi al contrario. Proprio perché è mio desiderio sottolineare l’importanza di questo evento, il ritorno del nostro giornale, che ne parlo in conclusione. Quando qualche mese fa, in una affollata riunione con segretari provinciale e regionali, annunciai che avremmo rieditato la Voce vi fu un lungo caloroso applauso. Orbene la Voce è ripartita da qualche settimana. La Voce, però, si sostiene prima di tutto con il nostro contributo con il nostro impegno finanziario e operativo. Devo con dispiacere annunciarvi che su 185 consiglieri nazionali tra eletti in congresso, cooptati e membri di diritto soltanto 13 hanno sottoscritto l’abbonamento e devo con piacere annunciarvi che chi tra i consiglieri nazionali non si abbonerà con sollecitudine a settembre non riceverà più il giornale. Il giornale è un patrimonio della storia repubblicana. Abbiamo voluto farlo rivivere e abbiamo ricevuto apprezzamenti che vanno dal Corriere della Sera a Repubblica da Il riformista a Radio Radicale. Ma gli apprezzamenti se non sono accompagnati da fatti sostanziali si scioglieranno come neve al sole. I repubblicani, tutti i repubblicani, dovranno essere grati soprattutto a Camerucci e a Santoro. Camerucci che con l’intensa attività di amministratore ci ha consentito di superare ostacoli difficili, Santoro perché è impegnato tutto il giorno senza tregua a confezionare il giornale e di fatto a scriverlo. Un grazie alla mini redazione composta da Vita, Bruno, Bernardini e Sandro Sacco, l’operatore senza il quale tutti gli sforzi sarebbero inutili. Adesso tocca a voi cari amici sostenere la Voce con ogni mezzo, noi ci siamo impegnati al massimo, voi impegnatevi come vi pare, ma impegnatevi. Roma, 5 luglio 2003 |