Consiglio Nazionale repubblicano: intervento di Giovanni Postorino/Porre oggi le condizioni per consentire l'esistenza di un'azione politica dell'Edera nel futuro

Unire saggezza, esperienza ed elementi di novità

Pubblichiamo un estratto dell'intervento di Giovanni Postorino nel corso dei lavori del Consiglio Nazionale del Pri di sabato 2 febbraio 2008.

La crisi di Governo attuale sta paralizzando il Paese. Come tutti, credo che Marini non ce la farà e che già martedì 5 sapremo i destini di questa tribolata XV legislatura della nostra Repubblica.

Infatti, ritengo palese l'inesistenza delle condizioni politiche per giungere a elaborare una nuova legge elettorale.

E poi, quale legge elettorale, quale modello? La bozza Bianco?...sì, ma quale edizione?

Mi sono chiesto in questi giorni: se, stando ai sondaggi, stravincerà il centrodestra, potrà mai una maggioranza, che non comprenda al suo interno anche Berlusconi, approvare una legge elettorale che dia la possibilità al vincente di governare con tranquillità per cinque anni?

Insomma, credo che si andrà a votare nel breve volgere di un paio di mesi.

E allora, giustamente dobbiamo iniziare un discorso diverso.

Che cosa fa il PRI?

A mio avviso non si può abbandonare il progetto liberaldemocratico, sulla scia del Congresso Nazionale e dell'incontro milanese di ottobre.

E non si può abbandonare per diversi ordini di motivi.

Intanto perché è giusto proseguire un processo aggregativo o federativo con quelle forze politiche con le quali condividiamo programmi ed impostazione ideale, in un momento in cui tutte le forze politiche in campo stanno iniziando un simile processo, tenendo come bussola sempre il quadro politico europeo: per cui si hanno PSE – PPE - ELDR.

Continuiamo a confrontarci quindi in una discussione politica concreta, ponendo al centro di questo confronto i programmi, le risposte che da liberaldemocratici vogliamo dare alle tante emergenze italiane.

Ma vi è un altro motivo per cui non possiamo permetterci di abbandonare la via intrapresa. Dobbiamo necessariamente riacquistare un certo appeal elettorale. E questo lo si ottiene solo caratterizzando il partito nello scenario politico e renderlo quindi riconoscibile al pubblico-elettore.

Pensiamo un attimo al partito. Cosa ci manca? Non il programma.

Di certo ci mancano i voti. E questi come li si conquista?

Quel che voglio dire è che senza una campagna mediatica, almeno accennata, pianificata ottimizzando le nostre poche risorse, non divorandole, forse saranno di meno le persone che vedendo le nostre bandiere si chiederanno chi siamo e che vogliamo, come è sempre accaduto quando i ragazzi della FGR nel corso degli ultimi anni sono andati in piazza a far sventolare dopo tanti anni con orgoglio le nostre bandiere.

Ma questa via, assolutamente da percorrere, non è priva di insidie, bensì costellata di barriere, illusioni e salti nel buio.

Ragion per cui bisogna necessariamente procedere con la cautela di chi sa che si deve sempre avere una via di fuga, un'uscita di sicurezza, di chi sa che oggi è in discussione ancora una volta la sopravvivenza del partito.

Quindi, affinché questo sforzo decisivo, forse irripetibile, non sia vano, si deve necessariamente agire, al contempo, protetti dall'alleanza preziosa che in questi anni turbolenti ci ha consentito di condurre le nostre battaglie politiche.

Una protezione che consenta al partito di cambiare e crescere, di puntare al futuro dando slancio alla nostra azione.

Se saremo bravi e capaci a far questo, allora torneremo a recitare un ruolo politico importante, facendo ripartire la macchina del PRI.

Un'ultima riflessione.

Il mondo sta cambiando sempre più velocemente, e a fronte di ciò, l'Italia risponde con una classe dirigente la cui autorevolezza non viene certamente messa in discussione, e che però è ritenuta da tutti inadeguata ad affrontare i drammi della società del XXI secolo.

Il sentimento dell'antipolitica è un sentimento che cresce ogni giorno di più. Nasce dal senso di frustrazione di intere generazioni verso chi occupa certe posizioni senza affrontare i problemi del Paese.

E chi è giovane sa cosa significhi il sentimento di antipolitica oggi dilagante, perché vive questa amara quotidianità. Chi da anni si è ormai rinchiuso nel palazzo, con le chiavi dentro, non può conoscere i problemi della piazza e l'azione la rivive solo nei propri ricordi.

All'Italia serve rinnovarsi, liberando le sue forze più produttive e dinamiche, all'Italia serve rivendicare il proprio futuro, uscendo dalla transizione incompiuta che la sta uccidendo.

All'Italia serve una classe politica in cui le nuove generazioni sappiano riconoscersi.

Ed i leaders dei due partiti maggiori devono capirlo.

Bisogna dire che Berlusconi l'ha sperimentato sulla sua pelle, se è vero che la generazione al di sotto dei 25 anni, quella che vota solo per la Camera, nata negli anni 80, ha rappresentato per la CDL, nella passata tornata elettorale, il discrimine tra la vittoria e la sconfitta, per il maggior numero di voti raccolti in Senato (+300.000) e rispetto alla Camera (-25.000).

Concludo dicendo che oggi il gruppo di giovani repubblicani cresciuto in questi anni e presente in Consiglio Nazionale, costituisce un forte segnale per quella rivoluzione che da tanto tempo si vuole portare avanti ed indicata, dal Segretario Nazionale Francesco Nucara, come unica soluzione per risolvere i tanti problemi del partito.

Questa che si presenta è forse una delle ultime possibilità che si hanno per realizzarla.

Rivoluzione vuol dire porre le condizioni oggi per consentire l'esistenza di un'azione politica repubblicana domani, fra cinque, dieci anni, quando l'attuale dirigenza inevitabilmente non ci sarà più. Se non compiamo oggi queste scelte, anche difficili e dolorose, non avremo la possibilità domani di continuare duro lavoro che si sta portando avanti.

Noi abbiamo bisogno della vostra saggezza. In cambio mettiamo a disposizione idee innovative ed anche la nostra capacità fisica, per realizzare insieme un adeguato progetto politico che possa durare più di qualche altro anno.

Questa è la vera ed unica rivoluzione!

Una rivoluzione essenziale se non vogliamo rassegnarci a relegare il PRI, i suoi uomini, le sue battaglie, nei libri di storia.

Lottiamo affinché si possano scrivere altri capitoli, che si aggiungano a quelli già scritti.

Lottiamo perché oggi siamo chiamati a scrivere quella storia che chi ancora non è nato andrà a ricordare con orgoglio sventolando, magari fra quarant'anni, le nostre stesse bandiere.

Lottiamo per noi stessi ed il nostro futuro.

Lottiamo per l'Italia.