Consiglio Nazionale dell'Edera: intervento di Riccardo Gallo/Un paragone fra modello di sviluppo industriale e prospettive politiche

Il Pri, un marchio storico e prestigioso

Intervento al Consiglio Nazionale del Pri, Roma, 2 febbraio 2008.

di Riccardo Gallo

Per rispondere ai quesiti posti dal Segretario nazionale, può essere utile ricorrere alla teoria delle alleanze in campo industriale e poi applicarne le conclusioni alla realtà partitica italiana. Il Pri può essere benissimo considerato una piccola impresa, una marca prestigiosa, fondata più di un secolo fa. Si dice sempre che le piccole imprese per competere devono crescere, perché i costi di investimento, di produzione, commercializzazione, organizzazione, marketing, possono essere elevati solo se ripartiti su volumi maggiori di produzione venduta. Il problema però è: come una piccola impresa può crescere?

Esistono due modelli di crescita aziendale: la cosiddetta crescita interna e la crescita esterna. La prima si basa su investimenti tecnici e un progressivo, graduale aumento della produzione, delle vendite, delle quote di mercato. Questo modello è stato seguito dal Pri negli ultimi anni in alcune regioni meridionali, non in quelle settentrionali, dove non è stato conquistato sufficiente voto di opinione. Il secondo modello, costituito dalla crescita esterna di un'impresa, si realizza in campo industriale attraverso alleanze tra imprese.

La teoria dice che le alleanze si classificano in:

1 Annuali o pluriennali, ma sempre limitate ad alcune attività aziendali, come per esempio la commercializzazione o il marketing o la R&S.

Il parallelismo con la politica suggerisce la conclusione che il Pri sia nel 2001 che nel 2006 ha realizzato con Forza Italia (FI) un alleanza di questo primo tipo, con una licenza di marchio concessa dal Pri a FI in cambio di una partecipazione alle vendite.

2 Strategiche a lungo termine, con conseguenze durevoli sulla presenza o meno in ciascuna impresa di tutte le fasi del ciclo produttivo o di tutte le attività aziendali. Per esempio le imprese che fanno un'alleanza di questo tipo possono decidere che una si specializza a produrre certe cose e un'altra certe altre, oppure una concentra la sua presenza in alcune aree di mercato (territoriali) e un'altra in altre aree.

Riprendendo il parallelismo, il Pri non ha ancora fatto un'alleanza strategica durevole di questo genere e, infatti, non ha aderito alla Casa delle Libertà.

3 Permanenti, tanto forti che si concretizzano in operazioni di acquisizione e fusione (Merger&Acquisition).

Il Pri non ha ancora preso in esame un simile sbocco nel suo orizzonte.

Le motivazioni che spingono le imprese a fare un'alleanza possono essere: facilitare l'accesso al mercato, disporre di una tecnologia, conseguire economie di scala, ripartire il rischio.

Le alleanze si possono anche classificare in:

4 Alleanze tra non concorrenti: con una tale operazione, una grande impresa "conglomerata", cioè senza una fisionomia molto spiccata, può migliorare la diversificazione dei suoi prodotti e meglio soddisfare la domanda di mercato.

Come esempio politico, l'alleanza annuale o pluriennale ma commerciale nel 2001 e nel 2006 tra il Pri e FI è stata di questo tipo, tra non concorrenti.

5 Alleanze tra concorrenti. Queste a loro volta si distinguono in:

5.1 complementari tra differenti.

Esempi del passato in campo politico sono state le alleanze elettorali tra Pri e Psdi, e/o con i Socialisti, e/o i Radicali, e/o Sgarbi.

5.2 quasi-concentrazioni tra simili.

Esempio sarebbe la costituente liberal-democratica tra il Pri, il Pli e i Liberaldemocratici di Dini.

Le alleanze tra concorrenti, se questi sono molto piccoli rispetto al mercato rilevante finiscono per essere sempre fallimentari, perché l'impatto sulla crescita è modesto.

Nelle alleanze una questione molto importante è la valutazione del patrimonio. Nel caso dell'attività politica, il patrimonio è essenzialmente immateriale ed è costituito da: proprietà intellettuale ("contenuti" del Partito), marchio (Pri, La Voce Repubblicana), simbolo (Edera). In generale, ogni marchio rischia:

a l'estinzione se non viene usato.

Merito del Segretario del Partito stato quello di aver continuato a usarlo.

b la volgarizzazione, cioè la perdita di capacità distintiva, se viene assunto nel linguaggio comune per indicare prodotti simili.

La conferenza di Milano "Valori liberali: quelli veri e quelli falsi" ha avuto anche lo scopo di marcare le differenze ed evitare questo secondo rischio.

Il valore di una marca è determinato sia dalla posizione di mercato (quota di mercato, capacità d'innovazione e reazione marketing e commerciale), sia dal valore percepito dai consumatori. L'arrivo di una multinazionale rappresenta per una piccola azienda e soprattutto per suoi dipendenti un rischio, ma anche un'opportunità pazzesca. Una multinazionale compra una piccola impresa solo se il segmento di mercato di quest'ultima è strategico e se la multinazionale ci vuole investire. Di conseguenza i dipendenti della piccola impresa si troveranno forse di fronte a una maggior mole di lavoro ma anche a stimoli e possibilità di volare alto e fare cose di livello che prima, in condizione di risorse più scarse, non avrebbero potuto. Che motivo ci sarebbe di essere gelosi o impauriti dal cambiamento? Invece sarebbe giustificato l'orgoglio di aver partecipato al miglioramento!

In conclusione, l'alleanza dimostratasi negli ultimi anni più valida per il Pri – e perciò per una volta ancora rinnovabile – è quella con FI di tipo annuale o pluriennale ma commerciale (elettorale), non ancora strategica, né permanente tra non concorrenti. Una trattativa in quest'ultimo senso potrà venire successivamente, porterebbe a un'operazione di M&A, sarebbe ricca di opportunità, ma anche difficile. Una delle condizioni principali sarebbe quella di trapiantare contenuti e marchio, anche perché d'altra parte il partner maggiore, non concorrente, proprio a questi elementi sarebbe interessato nella sua strategia di marketing.

Diversamente, puntare solo a salvare l'occupazione e qualche posizione manageriale sarebbe un obiettivo del tutto marginale.