Giorgio La Malfa nota l'assenza del ministro dell'Interno durante l'informativa urgente del Governo

E Amato si ripara dalle molte critiche

Intervento durante l'informativa urgente del Governo sui recenti gravissimi fatti criminosi che hanno visto coinvolti anche cittadini stranieri e sulle politiche del Governo in materia di sicurezza pubblica, mercoledì 7 novembre 2007.

di Giorgio La Malfa

Signor Presidente, la domanda che è stata posta da molti colleghi è perché non sia venuto il Ministro Amato, che tra l'altro è a Roma ed era qui alla Camera oggi per rispondere al question time. A giudicare dagli interventi che si sono svolti nel corso del dibattito, la risposta è che egli ha espresso in questi mesi posizioni molto vicine a larga parte del centrodestra, dell'opposizione, e, ascoltando i giudizi di colleghi dei partiti che compongono la maggioranza, egli probabilmente sarebbe stato accolto da alcune critiche, o da molte critiche, per aver imposto un cambiamento della posizione del Governo, per aver forzato la mano su un decreto. In sostanza, egli non è venuto perché teme la sua maggioranza, perché teme di esporsi a critiche esplicite, come sarebbero state quelle dell'onorevole Di Salvo ed altri. Sulle decisioni del Governo si sarebbe trovato in grandi difficoltà, avrebbe accresciuto l'imbarazzo del Governo. Questo è il quadro.

Allora come può un Governo che è in queste condizioni tranquillizzare gli italiani sui problemi della sicurezza? Le parole che ha detto il Viceministro sono parole ovviamente condivisibili nel loro tono generale, ma la sostanza è che sappiamo cosa c'è dietro ad esse. Non ho il tempo per approfondire, ma per la verità condivido larga parte delle considerazioni che hanno fatto gli onorevoli Di Salvo, Mascia ed altri, condivido il loro allarme. Essi dicono: non si può reagire a un evento pur grave, doloroso, drammatico come quello della signora Reggiani con una legislazione di urgenza. Ma cosa "diavolo" fate, siete voi - sembrano dire questi nostri colleghi - che stimolate nella società italiana la reazione di panico! Essa c'è naturalmente, perché la sicurezza è importante; ma se il Governo dà l'impressione di cambiare politica ogni cinque minuti, non può che accrescersi. È stato forse il sindaco Veltroni, come leader del Partito Democratico, che ha seminato il panico, andando di corsa in televisione con quel volto spaurito a dire che occorreva un altro provvedimento. Ecco il problema: hanno ragione questi colleghi! Naturalmente non hanno invece ragione nelle premesse di questo discorso. La mia posizione è che la severità andasse esercitata prima e vada esercitata tutti i giorni con fermezza, insieme all'accoglienza dove è possibile.

Insomma, in altre parole: se uno non si pone i problemi tempestivamente, è chiaro che è preso dal panico; lo è il sindaco di Firenze Dominici, lo è il sindaco di Bologna Cofferati, lo è il Ministro dell'interno, lo è il sindaco Veltroni.

Ecco il problema! Possiamo affrontare, onorevoli colleghi, il problema della sicurezza, rassicurare i cittadini, evitare che entri in loro una voglia di farsi giustizia da soli con un Governo che non ha nemmeno la maggioranza e non si presenta in Parlamento? Questa è la domanda.