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Ripartire da Napoli/Dove i cumuli di rifiuti fanno da sfondo alle lacerazioni interne al Pd Campania: liberiamoci degli autori del disastro di Italico Santoro La Campania sta diventando sempre più il vero epicentro della crisi per il centrosinistra prima e per il Partito democratico poi. Dalla Campania - è appena il caso di ricordarlo - si è sollevata la montagna di rifiuti non smaltiti (e, a quanto pare, almeno per ora non smaltibili) che si è trasformata, in Italia e all'estero, in un vero e proprio macigno difficile da rimuovere. In Campania è esplosa la miccia che ha determinato la crisi di governo, con gli arresti di autorevoli dirigenti dell'Udeur, i domiciliari per la signora Lonardo (presidente del Consiglio regionale) e l'avviso di garanzia per Clemente Mastella. In Campania un leader magari un po' consunto ma sicuramente ancora influente come Ciriaco De Mita ha lasciato il Partito democratico sostenendo che i gruppi dirigenti si selezionano in base all'intelligenza e non in base all'età (e come dargli torto?). Ma i guai del centrosinistra e del Partito democratico, in Campania, non finiscono qui. La presentazione delle liste ha provocato altri contraccolpi. Il presidente della provincia di Caserta, che è anche coordinatore del Pd, si è dimesso dal suo incarico perché nessun casertano è candidato al Parlamento. Umberto Ranieri, storico esponente dei miglioristi fin dal Pci e presidente uscente della Commissione Esteri della Camera dei deputati, non è in lista. E, per concludere con un altro strappo, il Comune di Napoli - con una delibera di giunta approvata martedì scorso - si è costituito parte civile nel processo sulla gestione dei rifiuti che vede tra gli imputati anche Antonio Bassolino. Un atto che poteva essere fatto fino alla prima udienza, fissata per il 14 maggio; e invece la decisione del Comune è intervenuta con oltre due mesi di anticipo, alla vigilia delle elezioni politiche. Si profila all'orizzonte anche uno scontro tra Sindaco e Governatore, Rosa Russo Iervolino contro Antonio Bassolino? Come se non bastasse, si è aperto un altro fronte. A capeggiare la lista del Pd per la Camera dei Deputati sarà a Napoli Massimo D'Alema: a quanto pare, il solo tra i dirigenti nazionali gradito a Bassolino (che proprio in questi giorni è stato difeso con particolare vigore dal Ministro degli Esteri). La Campania si trasforma così nel terreno di scontro - questa volta non più locale ma nazionale - fra D'Alema e Veltroni. Se il primo dovesse riuscire nella difficile impresa di recuperare la Campania al Pd e il secondo mancare l'appuntamento con un risultato accettabile, il conto da presentare al segretario del Partito democratico sarebbe già pronto (e salato). Sullo sfondo, peraltro, resta il futuro della seconda Regione italiana e della prima città del Mezzogiorno. Un tempo grande capitale mediterranea ora trasformata in un coacervo di inefficienze, parassitismo, delinquenza. Gli anni della presunta rinascenza - fondata sui lavori con procedure straordinarie compiuti in vista di un G8 che proprio a Napoli si teneva e sulla compiacenza (o servilismo?) di una stampa di regime, che ha suonato a lungo un tamburo sempre più usurato - sono stati travolti e sommersi dai cumuli dei rifiuti che bruciano per le strade e in televisione, trasmettendo immagini devastanti per l'intero paese. E dietro quei rifiuti e quelle immagini c'è la realtà di una disoccupazione che cresce, soprattutto tra i giovani; di una camorra che occupa nuovi spazi; di progetti che non decollano. Tutto questo è vero. Ma è altrettanto vero che resta valido il monito dei grandi meridionalisti democratici. L'Italia sarà quello che il Mezzogiorno sarà; e il Mezzogiorno sarà quello che Napoli sarà. E non è forse un caso che se la città partenopea e il suo hinterland sprofondano tra i rifiuti, è l'intero paese che sta declinando nella rassegnazione di buona parte della sua classe dirigente e sotto la lente interessata di molti osservatori stranieri. E' dalla Campania, è da Napoli che bisogna ripartire. Prendendo atto di un fallimento e facendo punto e a capo. Senza più cullarsi nella retorica del sole, del mare, della provvidenza che si trasforma puntualmente in assistenza. Servono idee e un progetto. La prima emergenza è quella di liberarsi di una maggioranza e di amministrazioni locali che sono all'origine di questo disastro. Sarà anche vero quello che dice Veltroni nei suoi manifesti, e cioè che l'obiettivo deve essere non quello di cambiare un governo, ma di cambiare il paese. Sta di fatto che nelle democrazie occidentali le grandi trasformazioni hanno inizio proprio dai cambiamenti di governo. In Campania e a Napoli il centrosinistra ha dichiarato bancarotta e deve essere mandato all'opposizione. Ma il compito del centrodestra - e del Pdl in particolare - deve essere quello di prepararsi ad occupare un terreno minato, di assumere il governo di una realtà difficile su idee e progetti, sulla base di un disegno che riporti Napoli al suo ruolo di cuore pulsante del Mediterraneo e la Campania al centro della rinascita meridionale. E' una scommessa che riguarda il futuro dell'intero paese. |