Pri, bilancio di un anno

Il Congresso nazionale, la Convention milanese, la visita in Israele

di Francesco Nucara

Durante tutte le ultime Feste abbiamo dato gli auguri di fine anno tracciando un bilancio delle iniziative politiche e delle attività ad esse connesse.

Non vi è dubbio che quest'anno l'evento principale, che ha assorbito tante energie, sia stato il Congresso nazionale. Un Congresso che si è chiuso con una mozione votata all'unanimità dagli aventi diritto al voto. C'è stato chi ha più volte reputato di poter affermare che l'unanimità era solo apparente, perché frutto di accondiscendenza, causa "troppa generosità" nei confronti del PRI. Anche io credo che il Congresso non sia stato unanime nell'approvazione finale, ma ciò per motivi diversi da quelli accampati da qualche voce ascoltata nel recente Congresso regionale del Lazio. I motivi per cui reputo che l'unanimità possa non esistere non discendono da ragionamenti più o meno veritieri, bensì da uno statuto più che obsoleto, il quale non consente alla minoranza del PRI di essere rappresentata negli organismi dirigenti. Uno statuto vigente dal 1989, che non dovrebbe avere più ragione di sussistere. Un partito che si dichiara ed è proporzionalista non consentiva a delegati che pur possedevano il 10% dei voti congressuali di essere rappresentati. Ecco il motivo della delega del Congresso per le riforme statutarie, che erano quindi ben lungi dall' "impossessarsi" del PRI. Tutt'altro. Infatti l'ingresso in Consiglio Nazionale degli amici che avevano fatto capo a "Riscossa" non era il preludio ad un voto favorevole alle tesi politiche della Segreteria, trattandosi di amici le cui coscienze non sono acquistabili. E così sarà per altre minoranze. Questi correttivi fanno parte di quella "rivoluzione" annunciata in un fondo de "La Voce Repubblicana" del giugno 2006. Un altro evento, pur non importante come un Congresso, ma altrettanto significativo per il rilancio del PRI, è stato la celebrazione della Conferenza sulla Liberal-Democrazia. Nessuno ce ne voglia, ma è stato il modo migliore per dare seguito ai deliberati congressuali.

Un successo che tutte le forze politiche ci hanno invidiato e che ha costituito la premessa per allacciare rapporti, per il futuro probabilmente molto importanti: il patto federativo con il PLI, gli incontri con Lamberto Dini, le riunioni con forze liberali variamente classificate. Tutto questo lavorio dovrebbe riportarci all'attenzione della politica nazionale, se sapremo essere coesi sul progetto che il Congresso ha indicato. Se qualche Penelope volesse ostacolare la tessitura di questa tela, sarebbe meglio per tutti isolarla. Se sussistono dei dubbi, è meglio chiarirli subito. Non si può camminare con il freno a mano tirato. Infine, per chiudere l'anno politico, il viaggio ufficiale in Israele con la delegazione guidata dal Segretario Nazionale e i contatti politici avuti a New York.

Con il Vice-capo di Kadima (il partito di Olmert, capo del Governo di Israele) è possibile che inizi una collaborazione corroborata da uno scambio di esperienze, soprattutto tra giovani. Su questo argomento senz'altro ritorneremo. Per quanto riguarda gli incontri a New York, che per certi aspetti sono il seguito di quelli avuti in Israele, pur considerandoli significativi, dobbiamo ammettere che forse è ancora troppo presto per poterne definire contenuti più concreti.

Sono stati dunque questi gli eventi politici più significativi di quest'anno, che spero abbiano coinvolto tutti i repubblicani, ai quali "tutti" rivolgo i miei calorosi auguri di Buon Anno.

Roma, 28 dicembre 2007