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In ricordo di Ugo La Malfa Il leader repubblicano che volle il suo Paese moderno e occidentale Nel 28° anniversario della scomparsa, Ugo La Malfa è stato ricordato presso la Sala del Cenacolo, Camera dei deputati, lunedì scorso. Questo è il testo dell'intervento del segretario del Partito repubblicano italiano. di Francesco Nucara Oggi ricorre l'anniversario della morte di Ugo La Malfa. Per uno strano destino oggi vi sono altre due ricorrenze che legano Ugo La Malfa a questa data. Il 26 marzo 1965 si svolgeva a Roma il Congresso del Partito Repubblicano Italiano. Da quel Congresso, qualche giorno dopo, precisamente l'11 aprile, nacque la segreteria del PRI che lo consacrò indiscusso leader del partito. E sempre il 26 marzo del 1976, a Stoccarda, si diede vita alla Federazione dei Partiti Liberali della Comunità Europea. Posero la loro firma, all'epoca, nove partiti: fu il preludio all'attuale ELDR – Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori. I partiti aderenti oggi sono 55. E ieri invece si celebrava la ricorrenza, a Berlino, della Firma dei Trattati di Roma, che segnò l'inizio della costruzione dell'Europa. Quell'Europa che per Ugo La Malfa fu una bussola costante e imprescindibile per la realizzazione di principi di libertà e democrazia di cui l'Italia aveva sofferto l'assenza per un lungo ventennio. A leggere gli scritti di La Malfa o i suoi discorsi parlamentari si capisce quanto egli tenesse alla realizzazione dell'Europa. Ed giusto parlare di una "sua" concezione dell'Europa. Il democratico La Malfa, il combattente antifascista, il leader del Partito d'Azione, l'intransingente uomo politico sulla realizzazione della Repubblica, non poteva però concepire un'Europa dal profilo gollista. All'Europa confederale di De Gaulle, Ugo La Malfa oppose sempre un'Europa soprannazionale. E, proprio tra i repubblicani, La Malfa ha suscitato sentimenti di grande affetto e stima, passioni intense ma anche critiche dure, soprattutto dai leader storici. Si iniziò con Giovanni Conti, che non considerava La Malfa sufficientemente mazziniano; per poi passare a Randolfo Pacciardi che contestò nettamente l'operazione di centro-sinistra. Ma anche tra i repubblicani che arrivarono dopo non sempre furono rose e fiori (Bonea, Bucalossi, e tanti altri), ma, mentre i leader storici portarono a scissioni dolorose nel PRI, per quanto riguarda gli altri, quasi nessuno se ne è accorto. Non era un uomo facile, Ugo La Malfa. Egli era il concentrato del sentimento siciliano, della "ragione milanese" e della cultura europea ed occidentale. Queste caratteristiche e la loro adattabilità ai fatti contingenti, contribuirono a renderlo leader assoluto nel PRI e padre della Patria nel Paese. Altro strano scherzo del destino: il suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati è stato tenuto il 13 dicembre 1978 e riguardava l'adesione al Sistema Monetario Europeo. E nel suo ultimo discorso ai repubblicani (4 febbraio 1979, presso il Teatro Nuovo di Milano) egli sosteneva: "Scopo supremo del PRI è oggi, come nel passato, fare dell'Italia una delle democrazie economiche e sociali più avanzate d'Europa, arrestando il processo di degradazione economica, sociale, civile, che l'ha investita, quasi come una prolungata bufera, negli ultimi dieci anni". Potremmo, senza tema di smentite, dire che tutta la sua vita è stata dedicata alla crescita civile ed economica dell'Italia e alla realizzazione dell'Europa. L'obiettivo Europa serviva anche per "incatenare" l'Italia alle Alpi, per non farla sprofondare nel Mediterraneo. Un'Italia più europea, un'Italia saldamente legata alla cultura occidentale. In un incontro con Arturo Colombo, che lo doveva intervistare per "Nuova Antologia", Ugo La Malfa ebbe a dire: "So bene che il processo costruttivo dell'Europa si trova momentaneamente a un punto critico: o si riesce davvero a fare un passo avanti, o si torna indietro, forse irreparabilmente, perché non si può credere, né illudersi, di rimanere oltre in una posizione di stallo, così ibrida, così ambigua". C'era in corso la battaglia politica per il sistema monetario europeo e il leader repubblicano esprimeva tutta la sua amarezza e il suo scetticismo. Ma, ancora un volta, avrebbe realizzato, da solo o quasi, un'idea in cui aveva fortemente creduto. Mi preme ricordare le parole pronunciate nel discorso al Congresso del 1965: "Non vogliamo sacrificare la ragione cattolica alla ragione laica, ma mai sacrificheremo la ragione laica alla ragione di Stato cattolica". Insomma, più attuale di così! |