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Il voto sull'Afghanistan La Dn del Pri delega il segretario per la decisione al Senato La Direzione nazionale del Pri ha dato ampia delega al segretario nazionale Francesco Nucara di decidere il voto sul rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan, voto che sarà espresso dal senatore Del Pennino a Palazzo Madama. Il segretario del partito si è riservato di intraprendere i contatti necessari e di consultare i gruppi parlamentari repubblicani di Camera e Senato. La situazione è oggettivamente complessa. Perché il governo ha dimostrato di non riuscire a conciliare le istanze occidentali della sua maggioranza con quelle pacifiste: la contraddizione che ne scaturisce, da un lato ha fatto perdere credibilità all'Italia sul piano dei rapporti e del prestigio internazionale, dall'altro rischia di compromettere l'azione e la sicurezza dei nostri soldati. Per la prima volta abbiamo letto un'intervista del generale Satta, capo delle forze Nato nella regione ovest dell'Afghanistan, ove si chiede un rafforzamento del contingente italiano e si esprime la preoccupazione per un eventuale aumento di attentati che ci verranno rivolti. Abbiamo altresì letto di rapporti tesi fra il presidente del consiglio Romano Prodi ed i suoi colleghi europei, che ritengono necessario un maggior coinvolgimento delle nostre truppe nelle azioni belliche. Una fonte giornalistica afferma che il premier britannico Blair ha detto a chiare lettere al presidente Prodi che "i soldati inglesi non sono carne da macello". Nello stesso tempo forze rilevanti della maggioranza ribadiscono che le nostre truppe in Afghanistan non sono lì per combattere. Un partito come il nostro è pienamente consapevole dell'esigenza di mantenere gli impegni internazionali e di evitare che le condizioni politiche generali possano influire negativamente sul ruolo che il nostro paese svolge. Questo è purtroppo accaduto nelle ultime settimane, con la trattativa con i talebani, la proposta di portare gli stessi talebani ad una conferenza internazionale di pace, la crisi delle relazioni fra le cancellerie europee, oltre che quella statunitense, e il governo di Roma. Tutta l'opposizione è concorde sul fatto che l'attuale governo non è stato capace di mantenere gli impegni e di garantire la funzione dei nostri soldati. Ma è divisa sul voto da dare alla missione. Il Pri farà uno sforzo per trovare una posizione comune in Aula e, se non vi riuscirà, deciderà come riterrà meglio, autonomamente, di onorare la sua lealtà atlantica e difendere l'interesse del Paese. Roma, 26 marzo 2007 |