Miti democratici e miti totalitari/A Diliberto del Pdci piacciono solo i secondi

1946: la Repubblica nasce nel nome di Mazzini

di Francesco Bernardini

La mummia di Lenin: hanno tentato di rimuoverla. Ma invano. Resta lì come un macigno nel sarcofago sito nel mausoleo appositamente a lui dedicato. A proteggerne le fattezze, una campana climatizzata e trattamenti annuali per immergere la reliquia in una soluzione a base di paraffina. Già non piaceva a Boris Eltsin negli anni Novanta. Il presidente tentò di far seppellire il corpo. Ebbe contrari il Partito e l'opinione pubblica. Anche Putin è tornato, ma con cautela estrema, sull'argomento, sfruttando in questo caso le obiezioni alla permanenza della mummia sollevate a più riprese da Chiesa Ortodossa, Rabbino capo e Direzione Spirituale Centrale dei musulmani, che ritengono che Lenin debba essere seppellito. E un ambiente di mistero e ipotesi fantascientifiche circondano ancora questo vivente storico ingombro, con dottori che si spingono addirittura a proporre la clonazione di Vladimir Ilic. Il quale, risvegliatosi, potrebbe al massimo constatare il fallimento del suo faraonico quanto cruento progetto politico ­ economico. L'ultimo a cadere preda della seduzione emanata dalla mummia della Piazza Rossa è stato, come ben si ricorderà, Oliviero Diliberto, comunista classico, immune da qualsivoglia progetto di rifondazione. Temendo lo sfratto dell'imbalsamato, ha dichiarato che, in caso di sacrilegio inammissibile, il corpo si sarebbe anche potuto trasportare in Italia. Il che ha sollevato più che altro ironie di ogni sorta. Tuttavia, a onore della storia, c'è da dire che la mummia ha sempre esercitato un fascino particolare su molti. Non c'è ovviamente bisogno di tornare ai tempi dei maestri egizi, inarrivabili depositari di tecniche atte ad evitare la putrefazione. Il culto del corpo del defunto ha a che fare anche con la tradizione repubblicana. Stiamo parlando della salma di Mazzini che, in un gustoso libro di qualche anno fa, Sergio Luzzatto ha definito come la "mummia della repubblica". Ma l'appellativo, nonostante le apparenze, non è affatto derisorio.

"Abituato alla mummia di Lenin, in esibizione permanente sulla moscovita Piazza Rossa, e alla mummia di Mao, in mostra stabile a Pechino sulla piazza Tienanmen, l'uomo del nostro tempo rischia di non misurare appieno la novità di quanto immaginato per il corpo di Mazzini nella Pisa del 1872". Dopo la morte dell'esule repubblicano coloro che si riuniscono attorno al suo cadavere prendono una decisione di inaudita audacia. Audacia politica. "Il Mazzini imbalsamato - scrive lo storico ­ poteva rivelarsi un'arma da guerra: la guerra del movimento repubblicano e anticlericale contro il mito di Casa Savoia, contro i fulmini della Chiesa cattolica e anche contro la volontà di Mazzini, cioè contro se stesso". E' noto infatti come Mazzini avesse chiesto onoranze funebri disadorne, scrivendo a Janet Nathan Rosselli: "Non ho mai capito l'affetto di quei che fanno imbalsamare un cadavere di persona amata". Ma cosa, in fondo, importava: la ragione politica antimonarchica certo valeva più di un'impressione vergata estemporaneamente. Anche la vedova di Lenin aveva dichiarato che il defunto voleva essere sepolto: non se ne tenne parimenti conto. Mao, invece, l'altra grande mummia del Novecento, voleva essere cremato. Come da tradizione, le volontà vennero negate e Mao santificato. Anche se, nella Cina dei nostri giorni, al look dell'uniforme totalitaria si preferisce il completo alla occidentale e il "grande timoniere" perde, di anno in anno, ogni residuo fascino.

Per quanto riguarda invece il profeta repubblicano, si sa che il suo cadavere venne, con audace tecnica sperimentale, "pietrificato". L'idea fu che la salma, senza veli, sarebbe stata esposta successivamente. Si dovette attendere un anno, visto che il composto che fu iniettato nel suo corpo necessitava di tempi lunghi per un effetto soddisfacente alla vista. Intanto nel pomeriggio del 14 marzo 1872 ben ventimila persone accompagnarono a Pisa il feretro di Mazzini da via della Maddalena alla stazione ferroviaria di San Rossore. Da lì sarebbe iniziato un epico tour seguito da mezza Italia, che trova riscontro con l'altro viaggio, da morto, di un personaggio storico di altrettanta fama: Abraham Lincoln.

Anche in quel caso ­ l'anno è il 1865 - si decise di sottoporre il corpo del presidente assassinato ad un trattamento imbalsamatorio (la cosa in quegli anni stava diventando di gran moda), sebbene non definitivo. La salma dell'americano doveva percorrere un tragitto in treno della durata di ben due settimane. "Anche nei villaggi dove il treno non si fermava ­ scrive Luzzatto su Lincoln ­ la gente si riunì alla stazione, donne coi bambini in braccio, contadini col cappello in mano per salutare il passaggio della salma imbalsamata". Per il trasporto di Mazzini si scelse, con astuzia, la tratta ferroviaria più lunga e più lenta. Ed evidentemente anche più "spettacolare". Il ministro dell'Interno dell'epoca, Giovanni Lanza, giunse addirittura a temere ricadute sull'ordine pubblico. In effetti il passaggio del treno si tradusse in una vera e propria mobilitazione di folle, in una sentita partecipazione popolare. Non si può nascondere certo una palese differenza con il tour del Lincoln imbalsamato. Se le folle plaudenti d'America erano le stesse che avevano scorto in Lincoln l'eroe, il salvatore della patria, "nel caso di Mazzini ­ nota Luzzatto ­ non poteva che colpire il contrasto fra l'isolamento di tutta una vita e l'improvvisa fortuna postuma". Contrasto che sembrò, fra gli altri, ferire sinceramente il Carducci battagliero che, in morte dell'esule ligure, arringava le folle al Teatro comunale di Bologna. Poi, in occasione del passaggio del convoglio alla stazione, vergava la celebre iscrizione che fotografa uno stato d'animo particolarmente amareggiato: "Giuseppe Mazzini/dopo quarant'anni d'esilio/passa libero per terra italiana./Oggi che è morto/o Italia/quanta gloria e quanta bassezza/e quanto debito per l'avvenire". Un mare di folla ondeggiò nel tratto fra Genova e il cimitero di Staglieno. Molte le signore in nero, e nemmeno in carrozza, secondo l'uso inglese che invece prescriveva una vettura, per giunta chiusa. "Nell'Italia di Vittorio Emanuele II ­ scrive ancora Luzzatto ­ partecipare in massa alle esequie di Mazzini significava lanciare un messaggio inequivoco di presenza, di fierezza, di identità. Sfida tutt'altro che ovvia, poiché non era facile vivere da repubblicani nel paese dei Savoia trionfanti. Tanto più dopo i tragici eventi della Comune di Parigi, la figura del repubblicano tendeva a confondersi con quelle infamanti del giacobino e del bombarolo".

Il vero pellegrinaggio

Il vero pellegrinaggio alla salma di Mazzini, non nascosta alla vista da alcuna cassa mortuaria, si ebbe il 10 marzo 1873, un anno dopo la sua morte e la conseguente imbalsamazione. Presenziò all'esposizione anche il celebre ex garibaldino Cesare Abba, che così ne scrisse: "In uno dei viali, su una specie di letto mortuario, giaceva Mazzini vestito di nero, così com'era sempre andato al mondo. Tutta la processione gli sfilò davanti. E quelli che lo avevano veduto vivo sentivano un brivido, rivedendo ancora quale era stata quella testa canuta, dalla fronte spaziosa come un cielo, dalle tempie larghe; quella persona esile, nell'abito severo, fin colle scarpe ai piedi". Si noterà che i geniali repubblicani che avevano allestito quell'ostensione (che durò quattro giorni) erano ricorsi, nei dettagli dell'abbigliamento, proprio alle immagini fotografiche di Mazzini, che lo stesso, da Londra, aveva curato in modo particolare. Erano "cartes de visite" semiclandestine con le quali il nostro rischiava l'arresto (data la sua totale riconoscibilità presso le varie polizie) ma alimentava un culto e con la cui vendita riusciva a procurarsi altresì dei finanziamenti.

Appendice

C'è un'appendice alla storia dell'ostensione della salma mazziniana: bisogna fare un salto in avanti. La monarchia italiana è stata bocciata col referendum. A Staglieno, il 23 giugno del 1946, si riapre il sarcofago e lo si mostra: è una sorta di benedizione che, a partire dal corpo dal repubblicano per eccellenza, si vuole estendere all'Italia tutta. A parte il macabro rituale, testimoniato da svariate foto, è fondamentale notare di quali ideali, anche nella sua fisicità, sia chiamato a dare testimonianza Giuseppe Mazzini. Sono gli ideali della repubblica, sono gli ideali della democrazia. Dei quali soprattutto negli ultimi anni, con la più recente e documentata storiografia intorno alla sua figura, Mazzini diviene uno dei massimi rappresentanti nell'Europa dell'Ottocento. Oggi la sua salma non è più oggetto di culto. Il quale al contrario prosegue, come si diceva all'inizio, per quella di Lenin. La cosa più inquietante non deriva certo dall'adorazione di una mummia (anche dei santi si venerano le reliquie) ma dal carico ideologico che la salma del fondatore di un sistema dittatoriale in piena regola ­ che ha spaccato e fatto arretrare l'Europa - si trascina dietro.