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Verso il 45° Congresso del Pri/Occasione per fare un bilancio completo di questi anni L'opportunità di ritrovarci sotto un comune simbolo di Paolo Arsena Caro Francesco Nucara, consentimi una lettera aperta da persona che vive a pelle e con un fondo di angoscia le nostre divisioni. Da diverso tempo sono immerso nelle questioni repubblicane a tutto tondo. Lo sono per la passione che mi lega verso questa gloriosa tradizione, e perché non mi sono mai voluto rassegnare a vederla deprimere lentamente. Il Forum per l'Unità dei Repubblicani nato sei mesi fa ha creato una rete di contatti, relazioni, informazioni che lo hanno reso il crocevia di tutto quello che succede in casa repubblicana a destra e a sinistra. Da qui c'è un punto di osservazione ottimale, che favorisce la percezione, quasi palpabile, delle tensioni e delle pulsioni che si muovono nel nostro ambiente. Questo Congresso che vi avviate a celebrare cade in un momento cruciale, di importanza fondamentale. Perché, se ben indirizzato, costituisce l'occasione storica per suturare molte lacerazioni del nostro recente passato. Sappiamo tutti come il problema repubblicano, in questi anni, sia stato duplice. A destra è sopravvissuto un simbolo, ma il partito si è deperito, tenendosi a galla al costo di compromessi indigesti e di alleanze antistoriche, che lo hanno distaccato profondamente da una buona metà del proprio bacino elettorale. A sinistra, invece, sono sopravvissuti una miriade di esuli repubblicani. Sparsi un po' ovunque, e ritrovatisi in parte nell'illusoria dimora dei Repubblicani Europei. Chi ha potuto, si è venduto il proprio pezzetto identitario per fare carriera. Altri hanno portato acqua invano. Altri si sono persi nei meandri della politica. Altri ancora sono rimasti a macerare nel tormento e nell'impotenza. Altri infine, da tempo vivono solo di ricordi. Questo momento è speciale. Perché una serie di contingenze ci regala una grande opportunità. Forse l'ultima. Le grandi incognite che il Partito Democratico ha riservato ai laici e in particolare ai repubblicani della sinistra, lascia nell'incertezza gli amici che militano nei Ds, nella Margherita e nel Mre. Luciana Sbarbati, poi, ha puntato ostinatamente tutte le sue carte su questa sfida, al di là di ogni ragionevolezza politica e senza curarsi del destino del suo partito. In nome di questa scommessa il Mre si è ridotto ad un comitato ristretto di fedelissimi, senza una limpida democrazia interna, senza rispetto per le regole, senza interesse per un radicamento territoriale, per una crescita elettorale e per un vero coinvolgimento corale dei repubblicani. Questo stato di cose, da alcuni denunciato da molto tempo (compreso il sottoscritto) è oggi di dominio pubblico, e sta producendo una spinta centrifuga che, se non trova un'adeguata valvola di sfogo, finirà per proiettare i repubblicani in mille rivoli, sparpagliando ulteriormente quella potenzialità residua che ancora esiste. Il Mre continua a perdere pezzi. Ma se non si intercettano le uscite, il rischio è quello di una diaspora nella diaspora, questa volta davvero irrimediabile. Tocca al Partito Repubblicano cominciare la catarsi. Perché è l'unica casa madre, l'unica risorsa capace di chiudere definitivamente questo vortice autodistruttivo. Bisogna che il Congresso lo metta nelle condizioni di tornare ad essere un punto di riferimento per tutti. Il simbolo non basta da solo. E non bastano nemmeno le buone intenzioni. Non serve la politica dei passi felpati, perché ha tempi troppo lenti e non si vede. Serve una svolta radicale: uscire dal centrodestra e rinnovare la classe dirigente. Occorre dare un nuovo assetto al partito: chiaro, forte, marcato, che rompa con i sodalizi degli ultimi anni. Solo uscendo dal centrodestra, lavorando ad un progetto liberaldemocratico che stia inequivocabilmente fuori dai poli, il Partito Repubblicano potrà riconquistarsi una rinnovata fiducia e recuperare i tanti che sono in balia del vento. Il momento politico è propizio, i tempi sono maturi per fare questo passo deciso. In Italia, dopo la crisi dei partiti tradizionali, che ha lasciato spazio ad una miriade di micro e macro personalismi, sta emergendo sempre più chiaramente una tendenza al recupero delle identità e delle storie politiche. Inoltre il bipolarismo è rimesso in discussione, questa volta senza tabù, e la politica è entrata in movimento, rendendo del tutto imprevedibili le evoluzioni future: certamente l'invito oggi non è quello di stare a guardare passivamente, ma di entrare nella mischia e giocare la partita con slancio. Su questo terreno, sono anche convinto che la tua segreteria possa recuperare smalto e credibilità tra quei repubblicani che, nel tuo partito e soprattutto fuori di esso, hanno criticato le scelte passate. Io mi auguro che non si faccia l'errore della prudenza. Non è il momento dei piccoli passi. Il treno passa oggi. Quando è passato, non lo prendiamo più. Con fraternità. |