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Kadima e il Pri I primi incontri ufficiali avvenuti alla Knesset Kadima ha solo due anni di vita. Ha perso di fatto il contributo del suo principale ideatore, Ariel Sharon, caduto in coma cerebrale poco prima di poter vedere spiccare il volo alla sua creatura. Ha trovato una leadership messa a dura prova dall'azione militare in Libano e tuttora contestata all'interno del governo e dello stesso partito. In parallelo anche il Pri sembrava destinato ad esaurirsi, ma si è visto che invece ebbe una nuova fioritura. E Yoel Hasson, responsabile dell'ufficio internazionale e numero due del partito, non si preoccupa minimamente per il futuro della formazione, che pure potrebbe rivelare qualche incrinatura. Yoel Hasson è il primo esponente di Kadima ad incontrare la segreteria nazionale del Pri a Gerusalemme e ad inaugurare quello che contiamo di far diventare un rapporto politico solido e fruttifero fra due partiti che, nonostante le differenze ambientali, si assomigliano e - si è subito capito - anche si intendono. La società israeliana nelle sue condizioni particolarissime è tra le più dinamiche e soggette ai mutamenti. E' difficile perfino che lo stesso corpo elettorale riesca a confermare il suo voto per un partito politico per più di due tornate. Israele ha colto prima di ogni altro paese occidentale ed orientale il senso del tracollo ideologico avvenuto alla fine degli anni '80. E ha cercato soluzioni diverse, utili a fronteggiare quello che poi è il principale problema dello Stato ebraico, la sicurezza dei suoi confini. Il Likud ed il Partito laburista, nella loro contrapposizione storica, non sembravano più in grado di cercare una strada percorribile per Israele. I laburisti, perché troppo disponibili ad ottenere la pace con il mondo arabo, il Likud, perché ossessionato dalla necessità di non rinunciare ai territori conquistati. Entrambi avevano fallito, Barak prima, Netanyahu poi. L'opinione pubblica israeliana, di fronte agli attentati suicidi, all'arenarsi della trattativa con i palestinesi, era come smarrita e scossa. Qui l'intuizione di Sharon di un nuovo partito, componendo le istanze laburiste e conservatrici che erano disposte ad una linea pragmatica, e dunque isolando le posizione più radicali. Per cui, ecco il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza, a costo di scontrarsi violentemente, come si è verificato, per l'appunto, con i settler, e quasi contemporaneamente l'edificazione della barriera difensiva. Due mosse azzeccate perché, anche se è vero che ora i territori della striscia di Gaza restituiti consentono nuovi attacchi contro Israele da una posizione più avanzata, è anche vero che la comunità internazionale è costretta a prendere atto della buona volontà e della determinazione dello Stato ebraico. Nello stesso tempo la linea difensiva, che ha fatto storcere il naso alla sinistra laburista per la sua vaga memoria con il muro berlinese, è servita a contenere gli attacchi kamikaze. Questo era quello che voleva Sharon quando lanciò il suo progetto ed è quello che, nonostante le difficoltà, si sta realizzando. E che offre un miglioramento sostanziale dei rapporti tra l'Europa ed Israele. Sia Hasson che, successivamente, il presidente della Commissione esteri della Knesset Hanegby, hanno sottolineato come dal segretario del Pri Francesco Nucara e dalla sua delegazione abbiano avuto una solidarietà politica con toni che ancora in Europa non si sentono. Ma non disperano: pensano che le cose si stiano muovendo anche se i repubblicani sono i soli, insieme ai radicali, ad avere a cuore le sorti di Israele e lo sviluppo del suo principale partito. |