Herzl come Mazzini

La nascita dell'Italia indipendente e quella dello Stato di Israele

Una delegazione del Partito Repubblicano è in visita ufficiale in Israele dal 17 al 19 dicembre. Di seguito riproduciamo il discorso del segretario nazionale del Pri, Francesco Nucara, pronunziato al Municipio di Sderot (17 dicembre).

di Francesco Nucara

All'origine dei nostri due Paesi ci sono due grandi figure profetiche: Mazzini e Herzl. In questo senso la storia della nascita dello Stato ebraico assomiglia molto a quella dell'Italia repubblicana.

L'Italia di inizio ‘800 era formata da una miriade di ducati, granducati, Stati e staterelli, regni. L'Italia mancava finanche di un idioma comune.

Noi e Voi dobbiamo la nascita di uno Stato indipendente a due uomini che si assomigliano moltissimo per formazione culturale, per lo spirito mai domo e con un'idea fissa: creare una patria per i rispettivi popoli. Mazzini partì con il movimento repubblicano un po' prima di quanto fece Herzl con il movimento sionista. Mazzini, così come Herzl, andava in giro per l'Europa a raccogliere fondi a sostegno della causa nazionale. Mazzini sognava l'unità d'Italia e la Repubblica.

La prima la ottenne quando aveva compiuto 65 anni, la seconda un secolo dopo la meravigliosa esperienza della Repubblica Romana. Herzl, ungherese di famiglia ebrea formatosi a Parigi, abbracciò la causa del sionismo a 34 anni, nel 1894, a seguito dell'affare Dreyfus.

Nel 1897 organizzò a Basilea il Primo congresso sionista, come Mazzini aveva fondato nel 1834 la Giovine Europa nella vicina Berna.

Io non so se si tratta di coincidenze del tutto casuali oppure se un destino superiore accomunava popoli derelitti in battaglie comuni nello spirito e negli intenti. Amici e fratelli di Sderot, forse saranno questi prodromi che da sempre fanno sentire i repubblicani vicini al popolo ebraico. Forse ci accomuna una secolare sofferenza o, meglio ancora, l'anelito alla libertà.

Molti popoli e molti politici italiani pensano al popolo d'Israele con un forte complesso di colpa. Ben venga il complesso di colpa se serve ad aiutare Israele, ma io credo, penso e mi batto perché la nazione di Israele sia difesa ad oltranza. Innanzitutto perché rappresenta una democrazia occidentale in una zona del mondo che di democratico non ha nulla, governata com'è da tiranni, sceicchi e monarchie assolutistiche. E questa democrazia, da sessanta anni, voi difendete con il sacrificio di voi stessi e dei vostri figli.

Spesso sui giornali italiani troviamo foto di bambini palestinesi che muoiono durante i raid israeliani; raid che sono di interdizione alle rappresaglie arabe. Quasi mai troviamo foto di bambini ebrei maciullati dagli attacchi kamikaze, che hanno la stessa funzione dei razzi qassam che piovono su Sderot. Ancora l'altra mattina leggevo su un giornale italiano che Mushar Al-Masri sostiene: "Lo Stato ebraico subirebbe forti perdite se tentasse si fermare i lanci qassam".

Credo che tutto il mondo occidentale debba rifiutare questa logica e, se la rifiuta veramente, reagisca per stabilire la pace, se necessario con la forza.

Come recita l'inno di Imber: "Se vuoi ereditare la terra delle tue origini, / Allacciati la spada alla cinta e pendi l'arco, / E segui le orme dei tuoi padri, / Non sarà con i pianti e le lamentose suppliche che Sion verrà conquistata. / Sarà con la spada e con l'arco – ascoltate! – / Che Gerusalemme verrà ricostruita".

Gli occidentali hanno il dovere di difendere Israele perché, come diceva lo scomparso leader repubblicano Ugo La Malfa, "la libertà dell'occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme".

Israele, 18 dicembre 2007