Diario da Sderot/La delegazione dell'Edera ricevuta nella sala del Consiglio comunale

Piovono i qassam ma l'Europa fa finta di niente

A Sderot la notte di lunedì è passata tranquillamente. Ma solo perché l'aeronautica israeliana ha colpito una serie di bersagli mirati sulla striscia di Gaza, lasciando sul terreno alcuni responsabili della jihad islamica che comandano il lancio dei razzi qassam sulla città israeliana di frontiera. Ne sono caduti finora 5000 in sei anni. Il bilancio in vittime umane non è quantitativamente elevatissimo, una ventina di morti, ma i danni materiali e psicologici sulle persone e sui bambini in particolare sono inquietanti. Lo spiega il sindaco Eli Moyal. Che ha ricevuto la delegazione del Pri nella sala del Consiglio comunale.

"I bambini qui camminano per strada con il naso per aria". Eli Moyal è un tipo duro alla Lee Marvin. Porta un giaccone da pilota statunitense e ha un cinturone texano ai jeans. Ma la settimana scorsa si era dimesso perché, dopo l'ennesimo lancio dei qassam, era consapevole di non poter garantire la sicurezza della città.

Il ministro della difesa Ehud Barak in persona, poche ore prima della nostra visita alla città, lo ha convinto a rimanere. Per la semplice ragione che, nel momento stesso della sua decisione, le televisioni di Hamas cantavano vittoria e promettevano che le dimissioni del sindaco di Sderot erano solo l'inizio. Poiché presto si sarebbero dimessi il sindaco di Askerhon, poi quello di Bersheva e un giorno anche quello di Tel Aviv. Perché il raggio di gittata dei qassam diventa sempre più potente e già ha superato i diciotto chilometri.

Certo, non sarebbe impossibile colpire i luoghi di fabbricazione dei qassam. L'esercito israeliano, infatti, può individuarli facilmente: ma, per distruggerli, dovrebbe colpire le donne, i vecchi e i bambini da cui sono circondati, visto che, per la maggior parte, vengono lanciati dagli edifici scolastici.

Il limite morale è la debolezza di Israele. L'assenza di morale è la forza dei terroristi. Moyal lo sa che qui non si tratta di palestinesi in senso lato: si tratta di Hamas, Hezbollah, Al Qaeda, Iran. E' questo insieme di forze, che si concentra a ridosso del confine israeliano, che ha approfittato del ritiro d'Israele dalla Striscia di Gaza per colpirla. Non è una questione di terra: si è tornati nei confini del '48, tant'è vero che nel Golan, dove ancora Israele ha mantenuto i suoi insediamenti, non si spara. E' una questione ideologica: per la quale Israele non deve vivere.

A Sderot la pace è una cattiva illusione. Mentre si discuteva ad Annapolis, qui cadevano i missili. Per chi si trova da sei anni in queste condizioni l'accordo con gli arabi appare impossibile. E al dunque appare impossibile anche mantenere il senso morale. La faccia di Moyal si irrigidisce quando spiega che al momento in cui si tratterà di "noi" - o di "loro" - la scelta sarà inevitabile.

Il Pri gli ha voluto testimoniare la solidarietà che vorremmo presto vedergli mostrata da tutte le forze politiche italiane e europee. Perché soltanto un grande sostegno da parte dell'Europa al processo di pace e alla difesa irrinunciabile di Israele potrebbe effettivamente riuscire a realizzare una condizione di convivenza che oggi non si vede.

Passata l'azione militare israeliana, la mattina dopo i qassam sono tornati a cadere.

(r. b.)