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"Contro natura" ci sono solamente i dogmi e l'oscurantismo/La solita ingerenza della Chiesa e dei deputati che formano la sua "longa manus" L'unica fede dello Stato è la Costituzione La politica deve certamente essere aperta al dialogo con tutte le confessioni religiose, ma l'operato di chi la pratica e la esercita nelle sue sedi parlamentari, quindi legislative, deve essere e rimanere costituzionalmente autonomo. Ciò premesso, siamo fermamente convinti che sia del tutto vano tentare di escludere la Chiesa cattolica dai dibattiti politici in Italia, come vano è limitarsi a reclamare nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche la non ingerenza negli affari nazionali. E' vano perché se la Chiesa, di fatto, incide sulla vita istituzionale del nostro Paese la responsabilità è da ascrivere a certe parti della classe politica stessa. Meglio, le ingerenze ecclesiastiche nella vita dello Stato vengono con efficacia condotte proprio perché la classe politica lo consente. Solo per fare alcuni esempi bipartisan, alcuni nostri politici come la militante della famigerata organizzazione Opus Dei, on. Binetti della Margherita, o il "chierico" on. Buttiglione dell'UDC, non semplicemente si ispirano ai dogmi cattolici nel loro agire ma vanno oltre divenendo di fatto espressione della longa manus vaticana, determinando così una situazione intollerabile che vede le convinzioni etico-religiose di alcuni tramutarsi in prescrizioni condizionanti la vita di tutti. La storia e la tradizione dell'Italia sono intrise, è un innegabile dato di fatto, di religione cattolica, ma ciò non vuol dire che l'Italia non sia, altrettanto storicamente, uno Stato laico, fautore dei principi di giustizia, di libertà ed autodeterminazione dei propri cittadini, uno Stato aperto e non chiuso in cieche posizioni che fondano le proprie radici in dogmatismi religiosi. Noi giovani repubblicani, che nella laicità dello Stato crediamo fermamente, siamo in tal senso chiamati a condurre una vera e propria battaglia culturale e politica senza ambiguità alcuna: a difesa di un'etica laica che lascia alle intime convinzioni di ognuno le scelte di carattere religioso, sempre nel reciproco rispetto delle diversità confessionali. Come abbiamo avuto modo più volte di ripetere, dobbiamo riprendere, in una parola, l'apostolato laico mazziniano, senza abbandonarci per questo alle derive del laicismo o a forme di intolleranza tipiche dell'anticlericalismo di maniera, che nuocciono alla battaglia per la laicità dello Stato. Dobbiamo con forza rivendicare i valori ed i principi di uno Stato veramente libero, in cui tutti i cittadini possono vedere riconosciuti e tutelati i propri diritti. Ognuno di noi, quindi, è chiamato a battersi contro i dogmi oscurantistici di qualsiasi religione, di qualsiasi convinzione assiomatica, ergendosi a baluardo contro l'invadenza di quanti tentano di alienare la nostra autonomia di giudizio. Chiudiamo questo breve intervento sul senso della nostra battaglia per la laicità dello Stato con una battuta, che è sintomatica di quanto in questi giorni stiamo vivendo. Nella giornata di martedì abbiamo sentito dire dal pontefice che i politici cattolici non devono votare leggi "contro natura". A nostro avviso, il Papa ha ragione a dire che i politici non devono mai votare leggi contro natura: riteniamo, infatti, che la legge sul riconoscimento delle coppie di fatto, anche omosessuali, sia proprio una legge pro natura e non contro. Quindi i cattolici devono votarla. Non possiamo credere, infatti, che il Papa nel parlare di "contro natura" si possa mai riferire alla omosessualità, che di fatto esiste in tutte le manifestazioni della Natura, sia essa animale che vegetale. Al contrario di certe organizzazioni umane, come le associazioni religiose o le organizzazioni come appunto la Chiesa, che in quanto tali non esistono in natura ma sono proprio il frutto dell'agire umano, guidato fin troppo spesso non da vera fede bensì da superstizione, dogmi e cieca obbedienza nella evidentemente fallibile infallibilità di qualcuno. Allora anche noi rivolgiamo un monito ai politici, cattolici e non, affinché nelle loro scelte pongano al centro l'uomo e la sua libertà. Noi riteniamo che provvedimenti che ampliano la sfera dei diritti e delle libertà individuali, debbano essere tutti sempre volti ad esaltare la natura umana, a sollevare l'uomo da retaggi di barbarie, anacronisticamente e troppo spesso artatamente, mantenuti da chi ne ha avuto modo ed interesse. La società che vogliamo e per la realizzazione della quale profondiamo impegno politico quotidiano è una società aperta di uomini veramente liberi, ed il nostro faro sono gli articoli due e tre della Costituzione. Caro Pontefice, cosa c'è di "contro natura" in questo? Giovanni Postorino, segretario nazionale Fgr |