|
Legge 40 e turismo procreativo/Ddl di Del Pennino per modificare questa normativa Pma: penalizzate le coppie e la ricerca scientifica di g. p. Alcuni senatori laici della Casa delle Libertà hanno presentato mercoledì scorso in Senato un disegno di legge molto importante, volto a modificare la normativa in materia di procreazione medicalmente assistita. L'iniziativa è portata avanti dal senatore repubblicano Antonio Del Pennino, già presidente del comitato promotore referendum, insieme ai senatori Alfredo Biondi, Egidio Sterpa, Giuseppe Saro, Giorgio Clelio Stracquadanio e Lino Iannuzzi di Forza Italia, Antonio Paravia di Alleanza Nazionale. La legge 40, approvata nella passata legislatura, non può considerarsi, infatti, consacrata dalla volontà popolare espressa in seguito al referendum abrogativo del 2005, in quanto il fallimento di quella iniziativa è da riferire, a nostro avviso, alla ormai conclamata disaffezione che si registra verso uno strumento, quello referendario, di cui negli ultimi anni si è fatto largo abuso. Del resto, dal 1997 al 2003 ben diciassette referendum non hanno raggiunto il quorum di validità. Tuttavia, lungi dal voler riaprire quello scontro ideologico sui grandi temi di bioetica che ha caratterizzato il dibattito parlamentare e la prova referendaria, a tre anni dall'entrata in vigore della legge n. 40 in materia di procreazione medicalmente assistita, va fatto comunque un primo bilancio soprattutto su quegli aspetti che parevano, e paiono, particolarmente controversi, contenenti esclusioni ed obblighi, nonché stringenti divieti. Dai dati di questi anni risulta in tutta evidenza un bilancio deludente, confermato dal netto aumento del fenomeno del turismo procreativo. Infatti, il numero delle coppie che hanno scelto di recarsi all'estero per ricorrere a tecniche di procreazione medicalmente assistita ha registrato una drammatica crescita, giustificata dalla possibilità di accedere a tecniche riproduttive vietate nel nostro Paese. Ma non solo. In netto aumento è anche il numero delle coppie che si rivolgono a strutture estere per poter usufruire di trattamenti che la legge 40 consente, ma che in virtù dei limiti imposti dalla stessa, hanno minori possibilità di successo. Ma vi è un'ulteriore riflessione da fare. Ad essere bloccata è di fatto la ricerca sulle cellule staminali. Attualmente, infatti, i ricercatori italiani possono utilizzare linee cellulari staminali provenienti dall'estero, ma è loro vietata ogni possibilità di ricerca sugli embrioni prodotti in Italia, anche quando è accertata la loro inidoneità all'impianto. Inoltre, è vietata la clonazione terapeutica a fini di ricerca mediante la tecnica del trasferimento di nucleo per la produzione di cellule staminali autologhe (la cosiddetta TNSA), che era stata raccomandata dalla "Commissione Dulbecco", istituita dall'allora Ministro Umberto Veronesi, in quanto non presentava problemi etici né medici. E' proprio dall'analisi di questi dati che è emersa dunque l'esigenza di una proposta di modifica della legge 40 che, senza stravolgerne l'impianto, corregga quegli aspetti che alla luce dell'esperienza maturata si sono rivelati del tutto inadeguati. In particolare, si tratta di rivedere la disciplina relativa: all'esclusione della possibilità di ricorso alle tecniche di PMA per le coppie portatrici di malattie genetiche; ai divieti di fecondazione eterologa e di crioconservazione degli embrioni; all'obbligo di unico e contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti; ed infine ad alcune disposizioni che limitano le possibilità di ricerca. La proposta dei senatori laici della Cdl, guidati da Del Pennino rappresenta una valida soluzione mediana tra quanti ritengono la legge 40 una normativa "blindata" e quanti la ritengono completamente inadeguata a rispondere alle esigenze della riproduzione assistita e della ricerca scientifica. In quanto tale, questa proposta può essere in grado di trovare consensi trasversali all'interno delle aule parlamentari. Non si vuole entrare, come si legge dalla relazione introduttiva che accompagna il testo del disegno di legge, in un'affermazione di valori sui quali diverse possono essere le valutazioni sia in termini assoluti sia in termini di "bilanciamento". Bensì, si vuole intervenire affinché si possano risolvere i problemi che oggettivamente la normativa approvata dal Parlamento nella passata legislatura ha posto in tutta la loro drammatica evidenza. |