Giorgio La Malfa è intervenuto sui disegni di legge che riguardano il bilancio annuale e pluriennale dello Stato

Un'altra direzione, un'altra maggioranza

Intervento alla Camera nella seduta del 10 dicembre 2007: discussione congiunta dei disegni di legge sul bilancio di previsione per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale (2008 – 2010).

di Giorgio La Malfa

Signor Presidente, pochi minuti fa nel suo intervento, l'onorevole Vannucci, a nome della maggioranza, ha ricordato - direi incautamente - i tre obiettivi che questo Governo si era posto all'inizio della legislatura, presentando lo scorso anno i documenti finanziari: il risanamento, l'equità sociale e lo sviluppo. Egli stesso ha affermato che l'equità sociale non è stata ancora realizzata: si rivolgeva, evidentemente, a polemiche interne alla maggioranza, ma è stato franco su questo punto.

Ha affermato che il risanamento vi è stato: certamente vi è stato un miglioramento dei saldi, attraverso un aumento del gettito fiscale, che noi riteniamo dovuto essenzialmente all'ultima legge finanziaria del Governo Berlusconi, firmata dall'onorevole Tremonti, e al taglio delle tasse, che aveva rappresentato la politica costante di quegli anni. La questione può essere discussa e approfondita. Quello su cui né l'onorevole Vannucci né il relatore Ventura né il Governo possono dire nulla di positivo riguarda il tema dello sviluppo: come vi fu detto l'anno scorso, il risanamento presuppone una politica di sviluppo, mentre quella che il Governo aveva seguito era una politica di penalizzazione di esso. La dimostrazione di ciò è che l'Italia continua ad avere in Europa una crescita tra le più basse - se non la più bassa - e che gli organismi internazionali continuano a rivedere verso il basso le previsioni di crescita dell'economia italiana (calcolata intorno all'1,7 o all'1,5 o ancora all'1,3 per cento).

Questo è il problema dell'economia italiana: due anni di azione di Governo, in cui il tema centrale - vi è stato detto dal Governatore della Banca d'Italia, dal presidente dell'associazione degli imprenditori e, addirittura, dai capi dei sindacati - è che l'Italia langue nello sviluppo. Signor Presidente, un bilancio meno dominato dall'urgenza fiscale e dall'urgenza del risanamento avrebbe dovuto costituire per il Governo l'occasione per affrontare il tema dello sviluppo. Cosa è previsto per i temi dello sviluppo?

L'onorevole Ventura ha parlato a lungo di interventi, ma sono interventi per lo sviluppo o per le elezioni? Sono interventi che indicano l'impiego significativo di risorse per promuovere lo sviluppo, abbassando, per esempio, la pressione fiscale del Paese o sostenendo le opere pubbliche, o sono miriadi di investimenti di spesa corrente che sono stati "appostati" aumentando la pressione?

Lo spettacolo cui si è assistito in Commissione bilancio in questi giorni era quello di un "assalto alla diligenza" della finanza pubblica.

D'altra parte, la prova di tutto ciò, onorevoli colleghi, è molto semplice: si trova nella nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria esaminato ad ottobre, in cui il Governo affermava che il saldo tendenziale avrebbe portato a un deficit dell'1,8 per cento, mentre il saldo attuale è del 2,2 per cento. Nel corso dell'esame della legge finanziaria, il Governo ha regalato - senza un'indicazione chiara, con una dispersione totale tra interventi di ogni genere - milioni di euro, che sarebbero stati utilizzabili in altro modo. Quando il gettito fiscale è positivo, lo si può utilizzare per ridurre il debito o per ridurre il prelievo fiscale, oppure lo si può utilizzare per aumentare la spesa corrente. Voi avete scelto questa terza opzione e l'onorevole relatore Ventura ha dovuto affermare, con molta onestà, che tutto ciò è stato fatto perché la maggioranza è divisa.

Nella lunga esperienza che ormai ho in Parlamento, non avevo mai sentito un relatore della finanziaria affermare: "Il disegno di legge non è perfetto perché siamo divisi noi della maggioranza". Normalmente si dice che la colpa è dell'economia internazionale o delle condizioni oggettive, ma non ho mai sentito dire al Parlamento - con tanta freschezza, ingenuità e altrettanta lealtà - che questa manovra è confusa perché il Governo ha dietro di sé una maggioranza contraddittoria (come ho sentito ripetere anche dall'onorevole Vannucci che così si è rivolto ai suoi), che questo è un dibattito non "nel" Parlamento (al quale l'opposizione pone questi problemi), ma è un dibattito "dentro" la maggioranza, che viene attenuato - se non risolto - attraverso il ricorso alla spesa corrente.

Questa è la vicenda politica di questi mesi. In altre parole, come sanno benissimo il Governo, il Ministro e i sottosegretari, le contraddizioni profonde - politiche - che esistono all'interno della maggioranza (e di cui parlate apertamente) vengono per così dire attenuate mediante il tentativo di ridurre i fondi con un aumento della spesa corrente che gli uffici della Camera non sono in grado di quantificare in questo momento.

Io ho domandato se, dalle lunghe giornate della Commissione bilancio, fossero quantificabili gli effetti e mi hanno risposto che lo erano per il 2008, ma non per il 2010 e il 2011. Infatti, quando voi assumete i precari della città di Palermo o quelli della Calabria, potete stanziare i fondi per i primi due anni, ma dal terzo, quarto anno in poi? Altro che soluzione dei problemi, è un aggravamento che si scarica sulle prossime generazioni! Voi potete dire che è sempre stato così. Può darsi che sia sempre stato così, ma sarebbe ora, signor Presidente, di cambiare direzione e per farlo serve un cambiamento politico della maggioranza che ha governato questo Paese.